Le salite del Tour de France sono senza dubbio dure e faticose, ma per i fratelli Anders e Tobias Halland Johannessen la sfida più complicata, almeno per una notte, è stata un’altra: trovare un posto dove dormire. I due corridori della Uno-X Mobility si sono infatti ritrovati a trascorrere la notte sul balcone dell’hotel, con i materassi sistemati all’aperto per sfuggire al caldo soffocante delle stanze. La foto condivisa sui social è diventata rapidamente virale, accompagnata da una didascalia ironica: “Improvvisare, adattarsi, superare gli ostacoli. L’interno dell’hotel è discutibile, l’esterno invece è davvero carino”.

L’episodio è soltanto l’ultima conseguenza dell’ondata di caldo estremo che sta investendo la Francia e che ha già condizionato questa edizione della Grande Boucle. Nei giorni scorsi gli organizzatori sono stati costretti ad accorciare di circa 30 chilometri una tappa e a modificarne l’orario di partenza, con temperature previste fino a 43 gradi e l’allerta rossa diramata da Météo-France. Per limitare i rischi sono state aumentate anche le scorte di ghiaccio e d’acqua a disposizione delle squadre.

Il problema, però, non riguarda soltanto quello che succede in corsa. Alcuni degli alberghi messi a disposizione dall’organizzazione sono tutt’altro che confortevoli: aria condizionata assente o malfunzionante, bagni minuscoli, ambienti datati, ragnatele e spazi ridottissimi rendono difficile il recupero dopo tappe già massacranti. A raccontarlo da anni è anche il danese Magnus Cort Nielsen, che ha trasformato le sue recensioni degli hotel del Tour in un piccolo cult sui social. Già nel 2024 aveva definito una struttura di Le Lioran, sede d’arrivo della tappa odierna, il peggior albergo in cui avesse soggiornato negli ultimi anni.