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Da oltre tre anni non si hanno notizie certe sulle condizioni di salute dell’ex leader del Myanmar Aung San Suu Kyi, 81 anni. I suoi familiari, gli avvocati e i collaboratori non la vedono e non la sentono dalla fine del 2022: in questa situazione non è nemmeno certo che sia viva, nonostante la giunta militare al potere continui a sostenere che stia bene.

Ufficialmente Suu Kyi è agli arresti domiciliari dallo scorso aprile. Non si sa però dove li stia scontando: non è nella sua casa di Yangon, nel sud del paese, e la sua abitazione nella capitale Naypyidaw è stata distrutta. Da tempo il figlio Kim Aris chiede a governi e organizzazioni internazionali di aiutarlo a fare pressione sulla giunta del Myanmar per avere prove del fatto che Suu Kyi sia viva, per ora senza successo. Aris vive nel Regno Unito: l’ultima lettera che ha ricevuto dalla madre risale a oltre due anni fa.

Aung San Suu Kyi è una delle figure politiche più importanti e complesse nella storia recente del Myanmar. Fu attivista per la democrazia durante la dittatura militare seguita al colpo di stato del 1962, poi leader nonviolenta e prigioniera politica. Per il suo impegno, nel 1991 ricevette il premio Nobel per la Pace. Nel 2015 vinse le prime elezioni davvero libere in Myanmar da 25 anni, diventando leader di fatto del paese.