Domani, a quasi 8 anni dalla tragedia - avvenuta il 14 agosto 2018 - in cui hanno perso la vita 43 persone, è attesa la sentenza del processo di primo grado. Alla vigilia è arrivata una lettera di Autostrade per l'Italia, il concessionario che gestiva la struttura, firmata dal nuovo ad Arrigo Giana: “Porgere oggi le scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale”. Egle Possetti, portavoce del Comitato ricordo vittime: "Neanche Totò, in qualche sceneggiatura, avrebbe potuto immaginare un momento meno opportuno"
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È attesa per domani, giovedì 16 luglio, la sentenza del processo di primo grado per il crollo del ponte Morandi. Una sentenza che arriverà a quasi 8 anni dalla tragedia, avvenuta il 14 agosto del 2018, in cui hanno perso la vita 43 persone. Gli imputati sono 57: ex vertici, manager e tecnici di Autostrade per l'Italia, di Spea (la società che per Aspi si occupava del monitoraggio delle infrastrutture) e dirigenti e consulenti del ministero dei Trasporti. La Procura di Genova ha chiesto in totale quasi 400 anni di carcere per 56 di loro. La pena più alta, 18 anni e sei mesi, è stata chiesta per l'ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci. Alla vigilia del primo verdetto è arrivata una lettera di scuse di Autostrade per l'Italia, il concessionario che gestiva la struttura, firmata dal nuovo ad Arrigo Giana: “Porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale”. I parenti delle vittime: "Siamo sbigottiti, momento meno opportuno".










