Nel secondo trimestre del 2026 l’economia cinese ha fatto registrare la crescita minore degli ultimi tre anni. Nel periodo tra aprile e giugno la crescita del PIL cinese si è attestata al 4,3 per cento, in calo rispetto al 5 per cento del primo trimestre. Per la seconda economia del mondo è un dato negativo, al di sotto della soglia di crescita annuale fissata dal governo tra il 4,5 e il 5 per cento. La soglia era stata fissata a marzo, ed era stata una decisione notevole perché era il livello più basso dal 1991 e un riconoscimento del fatto che l’economia del paese sta rallentando.
È un calo dovuto a diversi fattori, tra cui i consumi della popolazione cinese molto deboli, in contrasto con le esportazioni delle grandi aziende del paese che invece continuano ad andare bene. Alla diminuzione della domanda interna hanno contribuito la crisi immobiliare in corso da tempo e la recente guerra in Medio Oriente: la Cina è infatti il principale partner economico dell’Iran e prima della guerra acquistava almeno l’80 per cento della petrolio iraniano esportato. La guerra ha fatto aumentare i costi energetici nel paese, e ridotto il potere d’acquisto delle famiglie.
C’è da dire comunque che una crescita del PIL tra il 4,5 e il 5 per cento sarebbe un risultato eccellente per qualsiasi paese occidentale: gli Stati Uniti, una delle economie occidentali che crescono di più, l’anno scorso sono cresciuti del 2,2 per cento (l’Italia da anni ha tassi di crescita poco superiori allo zero). Per la Cina non è però così: è un paese ancora parzialmente in via di sviluppo, e ha bisogno di tassi di crescita elevati per continuare a migliorare il livello di vita della sua popolazione.












