Il viaggio è la metafora più calzante della vita ma anche dell’epoca che si attraversa. E il nostro è un tempo in cui il benessere è diventato talmente centrale da abbracciare il turismo. Si gira il mondo non solo per scoprire luoghi ma anche per riprendere le fila di se stessi. Una forma di cura itinerante. Fatto sta che il wellness tourism continua a crescere più in fretta della vacanza tradizionale: ha superato del 36 per cento i livelli precedenti alla pandemia e vale circa 785 miliardi di euro l’anno (secondo le cifre del 2024 diffuse dall’organizzazione no profit Global Wellness Institute).
È fra le tendenze di questo periodo, come emerge dalla ricerca McKinsey del 2025, su oltre novemila persone in Cina, Germania, Regno Unito e Usa. Gli analisti della società di consulenza commentano: «Considerato che i consumatori cercano opportunità per rigenerarsi, disintossicarsi dal digitale e migliorare la propria salute mentale, fisica e spirituale, si aprono opportunità per gli operatori del settore di attrarre nuovi clienti». Il turismo del benessere non è soltanto sinonimo di hotel di lusso con spa e di centri termali. Si sceglie la vacanza in casette isolate per immergersi nella natura, ci si ritira per qualche giorno nella pace di un’abbazia, si cammina come esperienza meditativa. Via dai paesaggi urbani, dalle suonerie dei cellulari, dai rombi dei motori, dal cielo bucato dagli aerei. Via dalla tappezzeria sonora delle giornate in ufficio o a casa. Oppure si punta sul binomio vacanza-salute, nelle nuove strutture di medical wellness, dove il soggiorno si apre con un check-up clinico e prosegue con un programma dedicato all’allenamento del cervello. I viaggiatori a caccia di recupero psicofisico sono sempre più numerosi e giovani. Dai dati di McKinsey emerge che a trainare il settore del benessere sono i Millennial e la generazione Z, interessati alla longevità intesa come metodo per vivere meglio a qualsiasi età.







