Quasi un miliardo e mezzo, più del doppio rispetto al periodo pre-Covid. Anche se non si toccano i picchi del 2022, il peso della bolletta energetica per le imprese bresciane torna a crescere, con i listini di gas e greggio spinti al rialzo dalla crisi in Iran.
Temi al centro del dibattito a Brescia, per il 50° appuntamento di “Scenari e Tendenze”, l’osservatorio congiunturale di Confindustria Brescia varato nel 2008.
Al centro dell’approfondimento le rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Iran, che hanno nuovamente interrotto i transiti nello stretto di Hormuz: un evento che dimostra l’estrema vulnerabilità delle economie moderne agli shock geopolitici. Un contesto particolarmente critico per l’Italia, Paese fortemente dipendente dai mercati globali e con un comparto manifatturiero che richiede massicci consumi energetici.
A esacerbare la situazione – secondo le analisi presentate durante i lavori – contribuiscono anche i fondi speculativi. Convinti erroneamente che le forniture dal Golfo Persico si sarebbero riprese in fretta, determinando addirittura un surplus di offerta, i fondi avevano ridotto drasticamente le posizioni rialziste e accumulato un numero record di scommesse al ribasso. L’improvviso rinnovarsi della crisi sta costringendo gli speculatori a correre ai ripari per coprire le proprie posizioni: un repentino cambio di rotta che sta già provocando un forte rimbalzo dei prezzi di mercato, destinato ad accentuarsi nelle prossime settimane se le tensioni non si sgonfieranno. I primi effetti sono: petrolio +7%, gas +25,8%, polietilene +4%, polipropilene +5%, metalli non ferrosi +2%. L’unico comparto depresso è quello siderurgico, che patisce la contrazione della domanda e gli alti costi energetici nell’ultimo mese: minerale di ferro -12%, rottame ferroso -5%. A pesare sulle imprese anche i costi in rapida ascesa dei noli mercantili sulla rotta Shanghai-Genova (+128%) e sulla rotta Shanghai-Rotterdam (+140%).






