Di sicuro Anthony Patrick Hadley suona molto più British. "Ma qui in Italia potete serenamente chiamarmi Antonio" scherza la voce di ‘True’, ‘Gold’, ‘I’ll fly for you’, in concerto stasera a Cervia, sul palco di piazza Garibaldi, per carezzare ricordi e nostalgie ‘new romantic’ di un passato che non passa.

Tony, il tour s’intitola ‘An Englishman in Italy’ e celebra 47 anni di carriera. Potrebbe riassumerli in tre momenti?

"Innanzitutto, la firma del mio primo contratto discografico, perché senza quello non c’è carriera. Poi la partecipazione al progetto Band Aid (col brano corale ‘Do they know it’s Christmas’, ndr) e il Live Aid, esperienza straordinaria che non capiterà più. Terzo… beh, essere riuscito a sopravvivere come artista solista dopo l’addio agli Spandau Ballet".

A proposito, cosa ricorda dei vostri primi concerti italiani, quelli del 1981?

"Al tempo gli Spandau Ballet non erano molto famosi in Italia. A Milano il locale in cui suonavamo si trovava vicino a quello dove la stessa sera avrebbe dovuto esibirsi Iggy Pop, che però all’ultimo cancellò la sua esibizione. Così il suo pubblico venne al nostro concerto e, trattandosi di punk, fu… come dire, una bella rissa tra fan. Uscendo dal locale, a fine show, ne trovai in strada alcuni che ancora se le davano di santa ragione".