Reggio Emilia, 14 luglio 2026 – Sessantadue anni di strada, eppure la voglia di arrivare è quella degli esordi. Il 15 luglio, alle 21, i Nomadi tornano a casa: piazza Prampolini si prepara ad accogliere la band più longeva d’Italia per il concerto che chiude i Mercoledì da leoni, regalando alla città un appuntamento che, sottolinea l’assessora Stefania Bondavalli, “unisce la storia della musica italiana con quella del nostro territorio, valorizzando la comunità”. Ma per Beppe Carletti, anima e tastiera del gruppo dal lontano 1963, quello di oggi non è un semplice appuntamento in cartellone, ma un atto di orgoglio di un “profeta in patria”, sebbene il detto reciti il contrario. E nonostante un leggero abbassamento di voce, durante la conferenza stampa di presentazione Carletti ha mostrato il chiaro desiderio di raccontare e raccontarsi.
"Non mi sento vecchio, ho già la testa al 2027”
"Io non mi sento vecchio! Ho ancora voglia di fare e il 2026 è come fosse archiviato. Sono già proiettato al 2027”, ammette con un sorriso. Per lui, il palco rimane la medicina universale: “Se salgo lì sopra passa tutto: il mal di testa, ogni malessere”. Ripercorrendo i decenni, ha ricordato gli inizi, quando in famiglia e tra i compaesani di Novellara lo chiamavano semplicemente il “sònador”.






