Un sogno, i sacrifici per realizzarlo e la gioia di vederlo prendere forma, fino a scontrarsi con una dura realtà. Una storia, partita in salita ma con un lieto fine nei quartieri Labaro, Prima Porta, Valle Muricana
Un risveglio da incubo, la sensazione di vedere andare in fumo i propri sogni e i propri sacrifici; poi l'abbraccio inaspettato di un intero quartiere di Roma. È la storia di Elisa e di 'Gino il furgoncino', il negozio itinerante che aveva trasformato in realtà una passione coltivata fin da bambina.
L'idea, racconta Elisa Adriani all'Adnkronos, affonda le radici in un percorso iniziato anni fa, tra piccoli mercatini e la voglia di creare qualcosa di mio: "Ho sempre avuto la passione per la moda, gli abiti, gli accessori. Mentre studiavo lavoravo come beauty consultant vendendo prodotti cosmetici da casa, mi piaceva partecipare anche ai mercatini di Natale organizzati dalla parrocchia. Fino a quando, nel 2021, ho aperto la partita Iva e uno shop online allestito in casa. Un'esperienza piacevole, che purtroppo ho dovuto interrompere per motivi familiari".
Poi la laurea in Statistica gestionale e l'avvio della carriera da analista programmatrice. Ma il desiderio di tornare a dedicarsi alla moda non si è mai spento: "Continuavo a pensarci e alla fine dello scorso anno ho deciso di riprovarci. Mi sono attivata per ottenere le autorizzazioni, ho acquistato un furgone bianco e l'ho trasformato personalizzandolo con i colori che sento più miei, il rosa e il giallo. Colori che mi hanno sempre accompagnato nei momenti più belli. Ho fatto io anche la grafica e il 29 marzo scorso lo abbiamo inaugurato". E' stato proprio in quel giorno che è nato anche il nome destinato a diventare familiare nel quartiere, 'Gino il furgoncino': "Tutti davano suggerimenti, idee, spunti, 'dagli un nome da maschio', 'no, chiamalo da femmina'. Poi un amico di mio padre mi ha detto 'perché non lo chiami Gino? Gino, il furgoncino. Suona bene'. Da allora Gino è diventato un'icona del territorio: "Quando passo per le strade del quartiere i bambini mi salutano e dicono 'Ciao Gino!'".







