Gli Stati Uniti hanno impiegato per la prima volta droni navali kamikaze in un attacco contro infrastrutture militari iraniane, prendendo di mira la base navale di Bandar Abbas, uno dei principali avamposti della Marina di Teheran sullo Stretto di Hormuz. L'operazione è stata confermata dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), che ha diffuso anche il filmato dell'attacco. Secondo quanto reso noto, sono stati impiegati tre droni di superficie senza equipaggio Corsair, utilizzati per colpire un bacino di carenaggio destinato alla manutenzione e al varo dei mini-sottomarini della Marina iraniana.
Dalle immagini diffuse si distinguerebbe chiaramente un piccolo sottomarino parcheggiato sotto le grandi gru a ponte del cantiere. Gli analisti ritengono che si tratti con ogni probabilità di un Ghadir, il mini-sottomarino sviluppato dall'Iran per operazioni costiere e per eventuali missioni nello Stretto di Hormuz. L'identificazione sarebbe possibile grazie ad alcuni dettagli caratteristici visibili nel video, come le pale dell'elica principale a forma di sciabola, la particolare configurazione delle superfici di controllo della coda e la presenza dell'elica secondaria silenziosa integrata nella girante. Le stesse gru colpite nell'attacco vengono normalmente utilizzate per mettere in mare e recuperare i sottomarini della classe Ghadir nella base di Bandar Abbas. Cos'è il mini-sottomarino Ghadir Il Ghadir è un sottomarino tascabile progettato per operare nelle acque poco profonde del Golfo Persico. Ha un dislocamento di circa 125 tonnellate, è lungo 29 metri, raggiunge una velocità massima di circa 8 nodi in immersione ed è armato con due tubi lanciasiluri da 533 millimetri. L'Iran ne avrebbe costruiti fino a una ventina e, negli ultimi anni, questi mezzi sono stati più volte indicati come uno degli strumenti con cui Teheran potrebbe tentare di ostacolare il traffico navale nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il commercio di petrolio.I droni navali Corsair utilizzati dagli Stati Uniti L'attacco rappresenta anche il debutto operativo del Corsair, un drone navale sviluppato dall'azienda americana Saronic. Nel dicembre 2025 il Dipartimento della Difesa statunitense aveva assegnato all'azienda un contratto da 200 milioni di dollari per accelerarne la produzione e aumentarne le capacità industriali. Il Corsair è una piattaforma autonoma multi-missione lunga 7,3 metri, capace di trasportare fino a 450 chilogrammi di carico utile. Può operare per oltre 1.600 miglia nautiche, pari a circa 3.000 chilometri, raggiungendo una velocità superiore ai 35 nodi. A seconda della configurazione può essere impiegato per ricognizione, guerra elettronica, trasporto di sensori o come drone d'attacco.Un test operativo per la nuova guerra navale Secondo diversi osservatori militari, l'impiego di ben tre Corsair contro un obiettivo relativamente limitato avrebbe avuto soprattutto lo scopo di testare in condizioni reali questa nuova capacità operativa. Gli Stati Uniti dispongono infatti di numerosi sistemi d'arma a lungo raggio in grado di colpire lo stesso bersaglio, dai missili da crociera alle bombe guidate Jdam sganciate da velivoli. L'operazione assume quindi anche il valore di una dimostrazione tecnologica, mostrando come i droni navali autonomi possano essere integrati nelle operazioni offensive statunitensi. Secondo le informazioni disponibili, anche il coordinamento dell'attacco sarebbe stato affidato a un drone, confermando la crescente centralità dei sistemi senza equipaggio nelle moderne operazioni militari.











