Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLe dichiarazioni di Giuseppe Conte sull'inesistente pericolo russo gettano una luce inquietante sulla linea di politica estera perseguita dai 5 Stelle. Tanto più se si leggono le cronache del Fatto Quotidiano, l'organo semi ufficiale del Movimento. Non si tratta solo di pacifismo unilaterale, che è contrario per principio alle spese per la difesa, quasi le guerre convenzionali e ibride in corso non ci riguardassero, e tutto sonnecchiasse all'ombra dell'America come decenni fa. Tale posizione, per quanto astratta, si potrebbe considerare comunque legittima.
La questione invece è più ampia, e riguarda l'atteggiamento di aperto appoggio alle tesi di Mosca, come se i 5 Stelle non appartenessero all'Occidente. Un quadro alquanto surreale, sia per la retorica anti Nato a senso unico, sia per la rappresentazione della società russa e del suo regime, ottimisticamente descritto come non aggressivo, ingiustamente calunniato da una campagna ostile, e in definitiva dalla parte giusta del diritto e della storia.
Titoli a tutta pagina come “Per Kiev ci spillano altri 140 miliardi in due anni”, si alternano ad affermazioni del tipo “gli italiani sanno che la colpa della guerra in Ucraina è dell'Occidente” oppure “è falso che Putin voglia bombardare la Polonia perché non gli conviene” (subito dopo che l'ha minacciata esplicitamente). Ancora, si dipingono scenari in cui il governo italiano, sotto la spinta popolare, abbandonerebbe immediatamente Zelenskij, nel caso in cui il Cremlino minacciasse ritorsioni contro Roma. Vengono intervistati esperti e consiglieri diplomatici pronti ad assicurare che si sarebbe potuta evitare qualsiasi guerra, concordando in anticipo col Cremlino la "neutralità" dell'Ucraina.










