Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiI sondaggi elettorali (per altro a volte smentiti dai risultati reali) accreditano Roberto Vannacci di una percentuale sostenuta.

Quanto basta per avere indotto alcuni osservatori delle vicende politiche a indicare un insperato vantaggio per il campo largo, ritenendo che l’attivismo vannacciano potrebbe spaventare quell’elettorato moderato che ha votato in passato per il centrodestra ma che è fortemente contrario al radicalismo. In effetti di fronte a taluni debordanti comportamenti di Vannacci, certamente lontani anni luce dalla collocazione centrista non solo della Dc ma anche di Silvio Berlusconi, ci si sarebbe aspettati una strategia, da parte della coalizione che vuole contendere al centrodestra il primato alle prossime politiche, mirata a calamitare questo elettorato scontento.

Di Matteo Renzi si possono indicare tanti vizi e virtù. Tra queste ultime c’è certamente il fatto che è un abile stratega. Non a caso si è apertamente dichiarato basito quando la segretaria Pd ha invocato la patrimoniale. Egli ora sostiene che il Pd ha una sorta di sindrome elettorale: nel 2022 si presentò caparbiamente e orgogliosamente in solitaria nella competizione elettorale e fu una débâcle. Questa volta militarizza un’alleanza coi 5stelle, rifiutando l’apporto centrista, ovvero non curandosi di Renzi, ma pure lasciando che un protagonista di quest’area, Carlo Calenda, si collochi altrove e incurante di un fuggi-fuggi dal Pd di esponenti di primo piano dell’area moderata, l’ultimo ad andarsene è stato Bruno Tabacci, senza per altro che la segretaria abbia mostrato un minimo turbamento.