Fabrizio Basso

La prima edizione italiana del celebre festival europeo Jazz Open ha debuttato nella città emiliana tra luci e ombre. IL RACCONTO

L'attesa è finita. Il Jazz Open Modena ha aperto finalemnte il suo sipario e per la prima volta si è mostrato al pubblico. Un pubblico composto da tanti stranieri e da un po' di appassionati. Almeno di fronte al sontuoso main stage costruito in piazza Roma. Nelle altre due venue, il Baluardo e il Giardino Ducale Estense il clima era totalmente diverso. Più rilassato e più coinvolgente e più...jazz. nel senso tardizionale del termine. Il Jazz Open, ovvero la casa madre di quanto vedremo a Modena fino a sabato prossimo, è nato a Stoccarda sotto la direzione artistica di Jürgen Schlensog la sua prima terminerò il prossimo 18 luglio. Il debutto è stato affidato, in piazza Roma, a una algida Diana Krall e a un coinvolgente Gregory Porter. Al Baluardo la sorpresa Emma Smith, un po' Billie Holiday e un po' Edìt Piaf ma assolutamente unica, mentre al giardino estense ha suonato Alex Fernet. Qui il primo dilemma: perché la contemporaneità degli orari? Perché non differenziare e offrire la possibilità alla gente di godersi più momenti nella stessa giornata? Visti anche i prezzi non popolari (ci sta visti i nomi degli artisti, ci mancherebbe) perché non permettere a chi paga di essere coinvolto negli appuntamenti "estensi" che sono grauiti e hanno una loro fascinazione? Cito per tutti Laura Agnusdei il 16 e i C'Mon Tigre il 18? L'affiliazione a Stoccarda è doverosa ma l'Italia gioca su altri ritmi. Stasera chi va da Moby (unica data italiana) si perde Francesca Tandoi al Baluardo, domani sera chi va da Parov Stellar e Meute rinuncia all'arte di Andrea Sabatino, anche lui al Baluardo.