Mentre il possibile movente dell’attentato del 16 ottobre a Sigfrido Ranucci resta al centro delle indagini, con presunti esecutori agli arresti e l’amico del conduttore di Report, Valter Lavitola, indagato come possibile mandante, a finire sotto attacco sono le inchieste della trasmissione, che si è vista sospendere le repliche dai vertici Rai. Decisione che l’ad Giampaolo Rossi spiega essere dettata dalla volontà di “tutelare il brand che è fondamentale per l’azienda”. Scelta che sarebbe conseguenza “da un lato dell’inchiesta giudiziaria, dall’altro anche della ferocia del dibattito mediatico che si sta alimentando e che sta un po’ lambendo anche il format stesso: l’impegno della Rai è stato quello di tutelarlo”, ha detto ricordando che le puntate “già replicate” sono visibili su RaiPlay.
Mossa che altri collegano invece proprio all’attacco politico in corso. Anche da parte del governo, con il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, che ai vertici del Servizio Pubblico chiede azioni “per rendere impermeabili programmi d’inchiesta come Report da interferenze o influenze di terzi”, ma sopratutto “check, anche saltuari, sulla veridicità delle fonti”. “Il governo vuole mettere le mani sulle fonti dei giornalisti della Rai. Ancora una volta in palese contrasto con lo European Media Freedom Act”, è il commento di Vittorio di Trapani, presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi). “La richiesta del ministro Adolfo Urso è preoccupante: dietro alla richiesta di fare un “check” alle fonti, c’è il desiderio antico di violare il diritto/dovere di garantire la riservatezza delle fonti. Ed è ancora più inquietante visto che arriva dal responsabile del ministero vigilante sul Servizio Pubblico. Ad oggi – conclude Di Trapani – la vicenda Lavitola si sta rivelando un danno per Ranucci, mentre è diventata una grande opportunità per chi da tempo prova a liberarsi di Report, mettere a rischio le fonti giornalistiche e indebolire il giornalismo di inchiesta”.











