Mentre assistiamo, impotenti, al costante disfacimento di tutti tentativi posti in essere per trovare un accordo che consenta il “cessate il fuoco” tra Iran e USA, e siamo quotidianamente bombardati da contraddittorie notizie sulla reale situazione tattica dello Stretto di Hormuz, il dato certo rimangono le fuoriuscite di petrolio – oil spill - registrate in tutta l’area del Golfo Persico, aumentate drasticamente dall'inizio questa assurda guerra, iniziata col bombardamento israelitico-americano del 28 febbraio di quest’anno.
Cerchiamo di capire l’entità degli inquinamenti da greggio presenti nell’area, partendo dai risultati di una nuova ricerca scientifica effettuata dall'Università della Florida del Sud. Dalle foto satellitari analizzate dai ricercatori in questi ultimi mesi, appare evidente che l’inquinamento presente nell’area dello Stretto di Hormuz sia stato originato dalle centinaia di navi petroliere rimaste intrappolate nell’area medesima.
L’attività d’indagine, sviluppata dai ricercatori del “Laboratorio di Oceanografia Ottica del College of Marine Science della USF”, si è basata principalmente nel confrontare osservazioni satellitari – immagini scattate nei mesi di febbraio e marzo 2026 - con le precedenti immagini scattate nello stesso periodo nel 2025; le diverse anomalie riscontrate, in termini di frequenza di fuoriuscite di greggio (evidenziate dalle immagini satellitari), sono state usate quale “indici di portata” per stabilire l’entità delle fuoriuscite di greggio e l’aumento consequenziale dell’esposizione ecologica che si registra nell’area interessata.









