Nel mondo del vino esiste una sigla che il grande pubblico conosce ancora poco, ma che per gli addetti ai lavori rappresenta uno dei massimi livelli di competenza professionale: MW, Master of Wine. Le due lettere dopo il nome indicano l’ingresso in una comunità estremamente ristretta di professionisti capaci di analizzare il vino da ogni prospettiva: agricola, tecnica, sensoriale, economica, culturale e strategica.
Non è un titolo accademico tradizionale e non è un corso pensato per insegnare il vino da zero. È un percorso di selezione e affinamento rivolto a professionisti già altamente qualificati. L’Institute of Masters of Wine richiede infatti una preparazione pregressa molto solida: una qualifica di livello avanzato, generalmente WSET Diploma o equivalente, esperienza professionale nel settore, una referenza qualificata e il superamento di un esame di ingresso teorico e pratico. In altre parole, la selezione comincia prima ancora di iniziare il programma.
Oggi gli MW attivi nel mondo sono 422, distribuiti in 30 Paesi, solo quattro in Italia. Il numero, da solo, spiega la rarità del titolo. Tuttavia, la vera questione non è soltanto quante persone riescano a ottenerlo. La domanda più interessante è perché il percorso sia così difficile e che tipo di competenza selezioni davvero.









