«Sono ormai passati più di 9 mesi da quando sollevammo a livello nazionale, con un’interrogazione parlamentare, il caso segnalato da Giulia Marro e dalle nostre consigliere regionali riguardante l’Asl Cn1 e l’ospedale S. Croce di Cuneo, che avevano dato a circa 30 mila pazienti appuntamenti “fittizi” in orari notturni, rispettando così, con un escamotage burocratico, i tempi previsti per le visite urgenti (entro 10 giorni), ma di fatto rimandando l’accesso reale a ben oltre le scadenze previste. A oggi non abbiamo ottenuto risposta dal ministro della Sanità. Anche lui un fantasma come le prenotazioni». Marco Grimaldi, vice capogruppo di Avs alla Camera, torna sul tema delle liste d’attesa nel Cuneese e di quell’interrogazione senza un seguito: «Le domande restano inevase anche da parte della Regione: chi autorizzò le preliste, quali dati furono trasmessi ad Agenas e con quali criteri vennero cancellate 7 mila prescrizioni? La denuncia e il blocco di quel sistema, senza disporre alternative efficaci, hanno aggravato la situazione delle liste d'attesa, che non ha ancora trovato soluzione. Il Governo e la Giunta Cirio rendano pubblici gli atti e rispondano nel merito». Ma al ministro Schillaci si rivolge anche una cittadina cuneese, con una lettera: «Ho appreso dai giornali l’ottimo risultato Lea (Livelli essenziali di assistenza, ndr) raggiunto dal Piemonte, peccato che la realtà sul territorio non sia proprio come si vuole far credere. In questi giorni ho scritto al presidente della Regione Cirio, per metterlo a conoscenza delle gravissime criticità relative alle prenotazioni negli ospedali, in particolare per quanto riguarda Cuneo e provincia. Desidero mettere anche lei a conoscenza: resto in attesa di un riscontro, che mi auguro non sia la solita risposta formale da politico, ma un riscontro concreto da uomo». Il tema, i «continui ostacoli legati alle liste di prenotazione»: «Forse per chi governa il problema non si pone... Ma la maggior parte di noi fatica a sbarcare il lunario e non può permettersi le tariffe private». La storia La sua storia: nel 2019 il malore improvviso del marito («Allora persona atletica e non fumatore») sul lavoro, i soccorsi tempestivi e un intervento d'urgenza «di 8 ore per salvargli la vita». La diagnosi gravissima: dissezione dell’aorta. L’«inizio di un calvario»: gli interventi programmati «slittati a causa del Covid», nel 2020 «un nuovo malore, un’altra operazione d'urgenza alla valvola aortica» e, dal 2020 al 2023, 5 interventi chirurgici. «Se oggi è qui - prosegue -, lo dobbiamo esclusivamente all'eccellenza dell'ospedale di Cuneo: alla professionalità, empatia e umanità di medici, infermieri e oss che l’hanno salvato e ci hanno sostenuti emotivamente. Quattro anni lunghissimi, vissuti con il fiato sospeso per i continui rischi, che hanno stravolto la nostra vita: mio marito non poteva lavorare, si affaticava per ogni minimo sforzo e, data la patologia, nessuno lo assumeva». «Mio marito deve sottoporsi ogni anno a esami di controllo salvavita e qui inizia l'odissea: la prenotazione - si legge ancora -. Ogni anno è un'impresa titanica. I calendari delle prenotazioni non vengono aperti in tempo utile e i cittadini sono costretti a passare le giornate sul portale della Regione o al telefono, con un disco che ripete la stessa cantilena. Si deve comprendere che in ospedale non si va per divertimento. Nessuno si è cercato la propria disabilità. Perché, allora, chi ha la responsabilità politica della nostra salute non si mette una mano sul cuore per difendere e non far decadere il nostro ospedale?». E conclude: «Chiedo anche a lei, ministro, di intervenire, per vigilare e garantire che il diritto alla salute sia effettivo e non solo uno slogan da conferenza stampa».
“Esami salvavita per mio marito, l’incubo delle liste d’attesa”. La lettera al ministro Schillaci
Una lettrice di Cuneo a Schillaci: “Garantite il diritto alla salute”. Grimaldi (Avs): “Nove mesi fa un’interrogazione senza risposta”










