Neanche il tempo di tenere la relazione annuale a Milano e Chiara Mosca è già la prima past president vicaria della storia della Consob. Nella serata di ieri, mentre il nostro giornale andava in stampa, a sorpresa è emerso il nome su cui le forze di maggioranza del governo Meloni avrebbero trovato il consenso per designare il successore di Paolo Savona alla guida dell’autorità di vigilanza. Secondo quanto riferito dall’agenzia AdnKronos, si tratta di Guido Stazi, attuale segretario generale dell’Antitrust, esperto di autorità indipendenti, concorrenza e regolamentazione dei mercati, e già segretario generale della stessa Consob dal 2013 al 2017.“Questa settimana ci occuperemo della Consob”, aveva detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a margine dell’incontro con la comunità finanziaria di Chiara Mosca, la prima volta di una donna, la prima volta di un presidente facente funzioni, che, tra l’altro ha firmato una relazione di palese ispirazione “draghiana” come ha colto lo stesso Giorgetti definendola “equilibrata e aperta a uno scenario europeo”. II dossier sulla nomina per la presidenza di Consob ha registrato, però, un’improvvisa accelerazione in giornata, in seguito a colloqui tra Lega e Forza Italia, e la candidatura di Stazi, tenuta accuratamente sotto traccia, è emersa come la più probabile e potrebbe essere portata in Consiglio dei ministri oggi stesso. Perdono così di consistenza le ipotesi su una possibile designazione della stessa Mosca e dell’ex commissario Consob, Carmine di Noia, da dicembre 2021 all’Ocse. L’intoppo per l’ipotesi Mosca sarebbe stato lo stesso che qualche tempo fa ha impedito che prendesse piede la candidatura di un altro attuale commissario, Federico Cornelli. Si tratta della norma che ostacola la cosìddetta “transumanza” di componenti tra le principali authority nazionali, comprese quelle su concorrenza, borsa, energia ed anticorruzione. E’ l’articolo 22 della legge 90 del 2014, approvata sotto il governo di Matteo Renzi. In pratica, se un commissario ha svolto un mandato deve aspettare cinque anni prima di essere nominato per un nuovo incarico. Secondo un’interpretazione restrittiva di questa norma, il divieto varrebbe anche per le nomine che riguardano uno stesso ente e non solo per il passaggio da una parte all’altra. Per altri, invece, si tratta di una interpretazione assolutamente fuorviante e sarebbe stata costruita per impedire la nomina di uno degli attuali commissari Consob. E’ anche vero che esistono esempi del passato di commissari Consob che sono stati poi nominati presidenti, come quello di Lamberto Cardia, ma è successo prima che fosse introdotta la legge del 2014. In ogni caso, la norma è una delle ragioni che ha determinato lo stallo per il rinnovo del vertice dell’Autorità di vigilanza oltre al gioco dei veti incrociati che ha bruciato la candidatura del sottosegretario Federico Freni. Intanto, chi si attendeva dall’attuale presidente vicario una relazione puramente tecnica è rimasto sorpreso. Mosca ha rivendicato di trovarsi a capo di un collegio di commissari (Cornelli, Carlo Comporti e Gabriella Alemanno) che “sta esercitando con pienezza i poteri a esso assegnati” e ha dimostrato che anche in questa particolare situazione si può esprimere una visione sul ruolo che può svolgere l’ente nel contesto internazionale. La professoressa della Bocconi (dove insegna diritto Commerciale) ha evidenziato come un limite la dimensione ancora ridotta e la frammentazione dei mercati finanziari europei. “Se una parte degli 11 mila miliardi di euro di ricchezza finanziaria delle famiglie europee- ha detto - venisse canalizzata verso investimenti in innovazione, l’Europa sarebbe in grado di colmare il divario che la separa dai principali competitor globali”. Il riferimento alla necessità di rafforzare la competitività europea, suggerito dall’agenda Draghi, è esplicito nelle note a piè pagina della sua relazione. Insomma, Mosca ha avuto poche remore ad esporsi su un piano di carattere “politico”. Poco tempo fa, Giorgetti ha detto che la presidente vicario della Consob si sta comportando “egregiamente” sollevando il dubbio che si potesse trattare di un endorsement per una nomina futura alla guida dell’ente, ipotesi che a questo punto risulta decaduta così quella di Carmine Di Noia che avrebbe comportato la staffetta con Cornelli come direttore degli Affari finanziari all’Ocse. Tutte soluzioni esaminate e accantonate. L’unica che ha resistito alla prova dei veti incrociati sembrerebbe quella di Stazi.
Guido Stazi è l'uomo che dovrebbe far superare lo stallo politico su Consob
E' emerso il nome su cui le forze di maggioranza del governo Meloni avrebbero trovato il consenso per designare il successore di Paolo Savona, quello dell'attuale segretario generale dell’Antitrust, esperto di autorità indipendenti, concorrenza e regolamentazione dei mercati e già segretario generale della Consob tra il 2013 e il 2017










