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le indagini
di Luigi Ansaloni
14 Luglio 2026, 07:00
Quattrocento euro per dare fuoco a un deposito di auto o a un distributore di carburante. Sarebbe stato questo il compenso stabilito per gli esecutori materiali degli attentati incendiari ricostruiti dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo nell’inchiesta che ha portato al fermo di 22 persone ritenute, a vario titolo, coinvolte in un sistema di estorsioni e intimidazioni mafiose. A svelare ruoli, incarichi e ricompense sono soprattutto le conversazioni WhatsApp recuperate dai carabinieri del Nucleo investigativo. Secondo la ricostruzione della Procura, ogni compito aveva un prezzo. Quattrocento euro sarebbero stati versati a Gian Mattia Celestino per l’incendio del distributore Eni di Capaci, mentre al complice che avrebbe partecipato all’azione sarebbero andati 100 euro.







