Un fantasma si aggira per l’Europa: l’idea che sia necessario un altro anno di guerra per “mettere in ginocchio” la Russia e costringerla alla pace. Lo evidenzia il piano di aiuti finanziari dell’Ue a Kyiv (90 miliardi) e la doppietta da 140 miliardi decisa dalla Nato per il 1926-27, accompagnata dal ripetuto appello dei vertici dell’Unione europea ad “aumentare la pressione” su Mosca.
Nel frattempo i cosiddetti Volonterosi lanciano a Parigi il progetto di una coalizione industrial-militare insieme all’Ucraina: l’obiettivo è la creazione di una “architettura integrata di difesa missilistica”. Ne fanno parte Italia, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Ucraina e Gran Bretagna. Il presidente Zelensky da parte sua ha annunciato la creazione di un comando speciale delle forze armate, esclusivamente dedito a operazioni di “impatto a lungo raggio” nel territorio russo.
In questo clima aleggia la profezia, diffusa da alcuni servizi segreti occidentali, di un attacco della Russia ai paesi Nato nel 2030. Notava giustamente in questi giorni un editoriale dell’Avvenire come sia “decisamente controintuitivo pensare a un attacco contro l’Europa mosso da una potenza che non riesce ancora, dopo quattro anni di guerra, a chiudere la partita aperta in Ucraina”. Con estremo realismo il ministro della Difesa Guido Crosetto ha rilevato davanti alle commissioni Esteri e Difesa della Camera e del Senato che secondo le analisi degli esperti con gli attuali ritmi operativi “sarebbero necessari dieci anni affinché la Federazione russa possa completare la conquista del Donbass e diversi decenni per conseguire la conquista dell’intero territorio ucraino”. E questa Russia, così com’è, dovrebbe partire all’assalto dell’Europa? La verità, come ha sottolineato Crosetto, è che il “conflitto appare caratterizzato da una situazione di stallo”. E per dirla tutta – ma il ministro non ne ha voluto fare cenno con i parlamentari – è da oltre due anni che i veterani della diplomazia, degli ambienti militari, degli osservatori geopolitici sono convinti che l’unica soluzione possibile sia un cessate-il-fuoco alla coreana. Una tregua tombale, senza irredentismi nazionalisti, che per lunghi decenni congeli le frontiere tra Ucraina e Russia.






