Lo Stendardo della Santissima Trinità di Raffaello Sanzio è finalmente tornato a casa. La Pinacoteca comunale ha riaccolto ieri quella che è considerata la prima opera autografa del maestro urbinate e per celebrare questo atteso ritorno, il museo ha predisposto un allestimento del tutto rinnovato all’interno della "Sala Raffaello", pensata per valorizzare al massimo la tela. Il rientro giunge dopo un periodo denso di avvenimenti storici per l’opera. Prima un delicato e cruciale intervento di restauro condotto dagli esperti dell’Icr di Roma. Subito dopo, il capolavoro ha varcato i confini nazionali per partecipare alla prestigiosa mostra internazionale “Raphael: Sublime Poetry“, ospitata nelle sale del Metropolitan Museum of Art di New York, dove ha registrato un successo straordinario di pubblico con una media record di 6 mila 800 visitatori al giorno. Il sindaco Luca Secondi e l’assessore Michela Botteghi sottolineano: "La partecipazione alla mostra del Met ha garantito all’opera una platea internazionale, con importanti effetti di promozione per il territorio". La Soprintendente per l’Umbria Francesca Valentini evidenzia la sinergia che si è creata per valorizzare questo capolavoro tra Soprintendenza, Ministero della Cultura, Icr e Comune inoltre l’esposizione a New York avrà ricadute importanti. Per l’assessore alla cultura della Regione Tommaso Bori il ritorno dell’opera è una vera festa per tutta l’ Umbria. Da ieri alle 18 lo Stendardo è dunque tornato a casa. I legami tra l’artista e Città di Castello affondano le radici nel primissimo periodo tifernate di Raffaello: secondo le cronache di Giorgio Vasari, il giovane pittore giunse qui proprio nel momento in cui il suo maestro, il Perugino partiva per Firenze. In questo contesto stimolante, il giovane Sanzio si trovò a confrontarsi da vicino con Luca Signorelli… Tracce importanti di storia sono riemerse anche nel corso del restauro che ha recuperato un’estesa porzione del disegno preparatorio originale. Si tratta di un tracciato eseguito da Raffaello direttamente sulla tela, prima della stesura della preparazione pittorica. Questo prezioso documento grafico era rimasto finora nascosto sotto i materiali accumulatisi nel corso dei vari restauri storici subiti dal dipinto nei secoli. Oggi, grazie alle moderne tecniche, il disegno è finalmente leggibile nelle aree prive di pellicola pittorica, offrendo agli studiosi una testimonianza diretta e ravvicinata del processo creativo del genio rinascimentale. La scoperta rende visibili profili, dettagli anatomici e aspetti iconografici finora soltanto ipotizzabili, costituendo un contributo fondamentale per la storia dell’arte, in particolare per lo studio della tecnica esecutiva e della fase progettuale del primissimo Raffaello.
Stendardo di Raffaello. Il restauro poi New York. Ora il ritorno “a casa“
La prima opera autografa del maestro urbinate sarà ospitata di nuovo in Pinacoteca. Il museo ha predisposto un allestimento pensato per valorizzarla.








