TAGLIO DI PO (ROVIGO) - Una squalifica di dieci giornate per insulti razzisti. Una decisione del giudice sportivo su fatti accaduti nella partita del 20 dicembre del campionato Juniores regionale tra Tagliolese e Porto Viro, che sconcerta la società. «Ho letto con stupore e tanta amarezza il comunicato ufficiale del Comitato regionale» della Figc, sottolinea il presidente della Tagliolese, Robertino Bonato. Che ribadisce «con grande senso di responsabilità, di presidente della società sportiva e di genitore, e la massima consapevolezza, di essere rimasto allibito non per la sanzione inflitta alla società sportiva, ridotta della metà rispetto alla prima decisione, quanto al nostro giovane tesserato, Nicola Lionello, classe 2007, reo di aver apostrofato un avversario» di colore appunto con frasi di tipo razzista. Le dieci giornate sono ritenute «una sanzione che ritengo sproporzionata, ingiusta e inadeguata di come dovrà essere scontata. Una condanna come avesse ammazzato qualcuno, sfregiato la moglie o la fidanzata, ma forse avrebbe avuto probabilmente una condanna ai lavori socialmente utili o ridotta per buona condotta sociale e morale».

La posizione Il presidente ritiene sia «una frase ingiuriosa», ma «pronunciata dal nostro giocatore, un ragazzo d’oro, di ottima famiglia portovirese, educato, bravissimo a scuola, moralmente sano, che si è lasciato scappare una frase cattiva verso un compagno di colore» in una Tagliolese ha molti tesserati extracomunitari e di colore in tutte le squadre, anche nel settore giovanile, e il vicecapitano della Prima squadra è il nigeriano Eze Ikenna Innocent, classe 1999, nel tessuto sociale tagliolese, dipendente della Bierreti, azienda di Bonato. La frase è stata profferita mentre «essendo stato sostituito, stava incamminandosi verso lo spogliatoio. Il nostro giocatore, così come la società, dopo qualche giorno si sono scusati sia con il giocatore che con la famiglia e con il Porto Viro. Inoltre la società ha provveduto pure a riprendere il proprio tesserato in modo esemplare. Meglio sarebbe aver imposto al giocatore una sanzione di carattere umanitario e sociale e non privandogli di giocare a calcio per così tante gare, che potrebbe portare il ragazzo a uno stato di depressione, rinuncia e abbandono calcistico. Ora ha bisogno di stargli vicino e incoraggiarlo: quello che i suoi compagni, la società sportiva, la sua famiglia e tanti suoi amici compreso, senz’altro, anche il giocatore di colore del Porto Viro (sono amici), sicuramente faranno». Sulla Federcalcio Bonato chiude evidenziando che «la Procura della Federcalcio ha interpretato freddamente il Codice di giustizia sportiva, senza un minimo di comprensione umana, che la sanzione alla società per responsabilità oggettiva dell’accaduto, di 600 euro invece che 1.200 è ininfluente, mentre ci dispiace per quello che ha deciso nei confronti del nostro giovane calciatore: dieci giornate, una condanna pesantissima, incomprensibile perché non vengono puniti i calciatori per le continue roboanti bestemmie, una sanzione che odora di ingiustizia sportiva nei confronti di una persona che si è pentita per ciò che istintivamente ha detto senza procurare violenza fisica in un momento di rabbia agonistica durante una gara tra due squadre di società territorialmente limitrofe, da sempre fortemente antagoniste, ma sempre collaborative, che ha chiesto scusa a tutti e non di un giovane calciatore nel momento migliore della sua formazione e di una possibile carriera calcistica».