TREVISO - Una squalifica per dieci giornate ad un calciatore che si renda colpevole di insulto razzista è il “minimo sindacale” al momento dell’applicazione del regolamento sia nei campionati riservati ai dilettanti che in quelli giovanili. A conti fatti significa stagione calcistica conclusa, specialmente in questo periodo in cui i gironi di ritorno sono già iniziati. Ecco invece, guardando in particolare all’attività sportiva dei giovani, la possibilità dell’applicazione di una pena alternativa al posto della riduzione del provvedimento disciplinare.

È quanto ha sentenziato ieri la Figc del Veneto con la riduzione della squalifica tramutata in 50 ore di attività rieducativa. Lo ha deciso il giudice sportivo regionale, l’avvocato Giovanni Molin, nei confronti di un giocatore minorenne J. S. (queste le iniziali) tesserato con la Godigese. Era stato squalificato per dieci giornate dopo l’insulto a sfondo razzista indirizzato ad un avversario nel campionato Under 17 Elite, durante la partita contro il Dolo Pianiga disputata il 25 gennaio scorso.

Dopo la sentenza delle dieci giornate di squalifica, la Godigese aveva ammesso che il giocatore aveva sbagliato, porgendo le scuse all’avversario e alla società. Non aveva neppure presentato ricorso: sarebbe stato respinto. Ma ora vista l’istanza di accesso alle misure di "giustizia ripartiva", presentata dal giocatore J.S. assistito dai genitori in quanto minorenne, il giudice sportivo ha ridotto da dieci a cinque giornate la maxi-squalifica, tramutando poi le cinque restanti in 50 ore di attività rieducativa sostituiva da svolgere presso la Delegazione Figc di Treviso.