Con oltre trecento miliardi di euro mobilitati, la Global Gateway è il principale strumento con cui l’Unione europea punta a rafforzare la propria presenza nel Sud globale. Nata nel 2021, la strategia europea prova a superare la logica tradizionale della cooperazione allo sviluppo, mettendo insieme investimenti pubblici e privati, trasferimento tecnologico, infrastrutture, energia, salute e istruzione. L’obiettivo è costruire un modello alternativo a quelli proposti da Cina e Stati Uniti, fondato non solo sull’accesso alle materie prime, ma su relazioni economiche di lungo periodo.

Per Udo Bullmann, coordinatore del gruppo dei Socialisti e Democratici nella commissione Sviluppo del Parlamento europeo, la Global Gateway resta un cantiere aperto. «È oggi il principale strumento della politica esterna dell’Unione europea, ma è ancora in costruzione. Non possiamo considerarla un progetto già concluso: è una strategia che continua a evolversi», spiega a Linkiesta.

L’Europa, osserva Bullmann, deve infatti fare i conti con una doppia sfida. Da una parte ha bisogno della collaborazione dei Paesi del Sud globale per assicurarsi minerali critici, accelerare la transizione verde e rendere più competitiva la propria industria. Dall’altra, Africa, America Latina e Asia chiedono investimenti, trasferimento tecnologico, occupazione qualificata e sviluppo industriale. L’obiettivo è creare un rapporto vantaggioso per entrambe le parti.