Fronte esterno e fronte interno. Mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky rinsalda i rapporti con gli alleati europei più “volenterosi” in quel di Parigi, in patria inizia a concretizzarsi il rimpasto di governo annunciato nel fine settimana. La premier Yulia Svyrydenko ha infatti confermato le proprie dimissioni dopo poco meno di un anno di servizio, cosa che dovrebbe portare anche alla sostituzione di diversi ministri: sebbene non siano state fornite motivazioni ufficiali per la decisione, è difficile non supporre che si tratti di una delle conseguenze della definitiva caduta politica e giudiziaria di Andriy Yermak – ex-braccio destro di Zelensky arrestato due mesi fa con accuse di riciclaggio, cui Svyrydenko era molto legata (tant’è che alcuni membri del suo gabinetto vennero travolti dalle vicende legali).
I MEDIA UCRAINI segnalano inoltre la scarsa autonomia e indipendenza dimostrate dalla primo ministro nel corso del suo mandato, cui era arrivata passando dall’ufficio presidenziale e poi dirigendo le politiche economiche del paese. Ma, in generale, è evidente come queste modifiche ai vertici riflettano anche la percezione di un mutamento nella fase bellica: se da un lato una certa crescita del malcontento popolare aleggia sempre sullo sfondo degli scandali e della coscrizione coatta, dall’altro Kiev continua a centrare obiettivi non di poco conto soprattutto grazie ai droni.










