La tregua vigilata tra gli Houthi e l’Arabia Saudita sembra ora in forte pericolo di saltare, e con essa qualsiasi argine residuo a uno scontro che ormai coinvolge apertamente non solo Stati uniti e Iran, ma anche le monarchie del Golfo. Ieri il governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale ha rivendicato un attacco contro l’aeroporto di Sana’a. Gli Houthi accusano invece l’Arabia Saudita, principale sostenitrice del governo yemenita, di essere responsabile del raid, che costituisce la più grave escalation tra le due parti degli ultimi anni.
LO YEMEN resta diviso tra diverse aree di influenza. Gli Houthi (Ansar Allah), alleati dell’Iran, controllano il nord e l’ovest del Paese, compresa la capitale Sana’a e le zone in cui risiede oltre il 65% della popolazione. Il governo riconosciuto internazionalmente, con sede ad Aden e sostenuto dall’Arabia Saudita, mantiene il controllo soprattutto del sud e dell’est, comprese vaste aree ricche di risorse. Nel sud resta però forte l’influenza del Consiglio di transizione del Sud, sostenuto dagli Emirati arabi uniti, che punta al ritorno di uno Yemen meridionale indipendente.
L’obiettivo era impedire l’atterraggio nella capitale di un aereo iraniano che riportava in patria la delegazione Houthi, reduce da Teheran, dove aveva partecipato ai funerali della Guida suprema. Il ministero della Difesa yemenita ha dichiarato: «Le milizie Houthi pretendevano di far entrare nello spazio aereo del Paese un velivolo iraniano. Per questo motivo la pista dell’aeroporto è stata colpita». L’emittente Houthi al-Masirah ha attribuito invece l’aggressione ai sauditi, che avrebbero distrutto le piste di decollo e atterraggio dello scalo internazionale.











