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Aldo Grasso

La nuova stagione di «Noos» riaccende tra i lettori il confronto tra i due divulgatori, padre e figlio

Il ritorno di Noos ripropone tra i lettori il confronto tra Piero Angela e Alberto Angela. È un paragone inevitabile, ma forse andrebbe impostato in modo diverso: Alberto non è il «nuovo Piero», è l’erede di un metodo che ha saputo adattare a un’altra tv.

La nuova edizione di Noos conferma questa impostazione, con un taglio attento alle grandi questioni contemporanee, ai servizi internazionali e a una squadra di esperti che accompagna il racconto. Le differenze principali, però, sono piuttosto evidenti. La prima riguarda la postura del divulgatore. Piero Angela parlava come un giornalista scientifico: costruiva un ragionamento, smontava i luoghi comuni, procedeva con una logica quasi cartesiana. Guardava al mondo come lo intendevano gli illuministi: la civiltà è progredita dal mondo del pressappoco all’universo della precisione, dalla favola alla scienza. La sua autorevolezza televisiva, tuttavia, nasceva dalla sobrietà. Lo spettatore aveva l’impressione di assistere a una lezione senza mai sentirsi a scuola.