Un lavoratore europeo su due prenderebbe in considerazione un cambio di azienda per poter portare il proprio animale in ufficio. In Italia, però, non esiste un diritto generale: l’accesso dipende dalle regole stabilite dal datore di lavoro

Per più di un lavoratore europeo su due la possibilità di portare il proprio animale in ufficio potrebbe diventare un motivo per cambiare azienda. È quanto emerge dal Pet-Friendly Advantage Workplace Report 2026, un’indagine commissionata dal gruppo Mars e condotta da Censuswide su oltre 16mila dipendenti in 16 Paesi europei. Il 55% degli intervistati afferma che una politica favorevole agli animali influenzerebbe la scelta del datore di lavoro, mentre l’81% ritiene che la presenza dei pet contribuisca a creare un’atmosfera più rilassata e positiva.

In Romania e Grecia il pet-friendly pesa di più

Fonte: Pet-Friendly Advantage Workplace Report 2026

La disponibilità a valutare un nuovo impiego pur di lavorare in un ambiente che ammetta gli animali raggiunge il 65% in Romania, il valore più alto tra i Paesi analizzati. Seguono Grecia e Svizzera, entrambe al 64%, Ungheria al 63% e Svezia al 60 per cento. In Italia la percentuale si ferma al 54%, poco sotto la media europea, ma comunque superiore a quella rilevata in Regno Unito, Francia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi e Danimarca.