Sotto la spinta delle evidenze cliniche sugli effetti neurologici dell’esposizione ai social, degli episodi di cronaca e delle pressioni europee sulla regolazione dell’accesso dei minori alle piattaforme digital, anche in Italia sono stati presentati in Parlamento diversi disegni di legge sulla tutela dei minori online (sia dalla maggioranza che dall’opposizione).

Un iter bloccato

Il loro cammino parlamentare però è lento, se non del tutto fermo: nessuno ha infatti ancora ricevuto il primo via libera di una delle due Camere. La maggior parte delle proposte si concentra sul divieto di accesso ai social dei minori e sull’obbligo di verifica dell’età da parte delle piattaforme (attualmente in Italia i minori di 14 anni possono usare i social solo con il consenso esplicito dei genitori, ma non esistono strumenti che verifichino questo requisito in modo efficace). Alcune toccano anche la formazione degli adolescenti e la regolamentazione del funzionamento delle piattaforme tecnologiche.

Il disegno di legge Mennuni/Madia

Il testo con il percorso parlamentare più avanzato è il disegno di legge bipartisan Mennuni-Madia (A.S.1136), presentato nel 2024 e in parte riscritto per seguire le indicazioni della Commissione Ue. A metà 2025 sembrava essere avviato all’approvazione ma poi si è arenato. Vieta l’accesso ai social per gli under 15, obbliga i gestori ad implementare sistemi reali di verifica dell’età, rafforza la responsabilità genitoriale e introduce norme di tutela per i baby-influencer. Sul divieto assoluto di accesso e di iscrizione ai social per gli under 13 e su un regime protetto (con parental control e divieto di profilazione a fini pubblicitari) per i minori tra i 13 e i 16 anni punta il Ddl Carfagna (A.C. 2861) presentato a marzo 2026. Obbliga i gestori a introdurre sistemi di verifica dell’identità e interviene sui meccanismi di progettazione suscettibili di incentivare un utilizzo prolungato o compulsivo del servizio.