Il retroscena del Times: la sospensione del cartellino rosso all'attaccante degli Usa è stata presa dal presidente della commissione disciplinare della Fifa Mohammad Al Kamali. Trump aveva fatto pressioni su InfantinoMai prima d’ora le dinamiche della geopolitica globale si erano intrecciate in modo così sfacciato con i verdetti del campo, scuotendo profondamente i vertici della Fifa e trasformando la vicenda Balogun in uno dei più grandi scandali istituzionali della storia del pallone. Tutto ha avuto inizio con un’espulsione rimediata dall’attaccante statunitense durante la sfida contro la Bosnia, valida per i sedicesimi del Mondiale. Un cartellino rosso estratto dall’arbitro brasiliano Claus dopo una lunga revisione alla Var per un intervento su Muharemovic, episodio che in un contesto normale avrebbe fatto scattare lo stop automatico per la successiva gara degli ottavi con il Belgio. Invece, scavalcando ogni regola scritta e ogni logica di pluralità democratica, la commissione disciplinare della Fifa – un organo collegiale composto da 18 membri ufficiali – ha revocato la sanzione. Secondo quanto sostiene il Times, la scelta non è maturata attraverso una votazione o un confronto collegiale tra i componenti del comitato, bensì è stata firmata in totale e imprevista solitudine dal presidente dell’organismo, l’emiratino Mohammad Al Kamali, il quale ha agito senza consultare nessuno degli altri 17 aventi diritto. Questa anomala gestione del potere avrebbe fatto mmediatamente fatto scattare l’allarme sulla trasparenza della governance e sui contrafforti istituzionali interni alla Federazione. Dietro questa decisione eccezionale si staglia la forte e discussa asse diplomatica tra il capo della Fifa, Gianni Infantino, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, legati da una fitta trama di incontri recenti, come il vertice di Mar-a-Lago e la consegna del primissimo «Fifa Peace Prize». Lo stesso leader americano non ha fatto mistero di aver contattato direttamente il vertice del calcio mondiale per definire inaccettabile e sospetta la decisione del direttore di gara brasiliano, mentre un vero e proprio pressing politico e legale veniva orchestrato a Washington da funzionari della Casa Bianca e da team di legali per riabilitare l’attaccante. La risposta di Infantino si è mossa sul crinale della difesa formale dell’indipendenza e dell’autonomia degli organi giudiziari interni, sebbene la reazione dell’Europa sia stata di totale e sdegnata condanna. La Uefa ha tuonato contro il superamento di una linea rossa invalicabile che compromette la certezza del diritto e l’integrità del torneo, mentre la Federazione calcistica del Belgio ha formalmente contestato l’irregolarità della presenza in campo del giocatore richiamando i regolamenti ufficiali violati dalla misura eccezionale. Il dissenso europeo ha coinvolto anche i governi, come dimostrato dalla dura presa di posizione del ministro dello sport belga, e le voci storiche del calcio come Sepp Blatter, il quale ha apertamente criticato la deriva assunta dalla Federazione di fronte alle pressioni della Casa Bianca, facendo eco al disappunto espresso in Italia dal presidente della Figc Giovanni Malagò, mentre il tecnico statunitense Mauricio Pochettino aveva cercato goffamente di minimizzare la portata della controversia parlando di vittimismo ingiustificato. Il campo ha poi detto altro: 4-1 per il Belgio, Usa eliminati e Balogun mai pericoloso.
Balogun: la revoca dell'espulsione decisa da una sola persona. I membri della commissione disciplinare non sono stati ascoltati
Il retroscena del Times: la sospensione del cartellino rosso all'attaccante degli Usa è stata presa dal presidente della commissione disciplinare della Fifa Mohammad Al Kamali. Trump aveva fatto pressioni su Infantino







