«Nessuna politica migratoria può essere considerata giusta se sacrifica i diritti fondamentali delle persone più fragili». È il principio attorno al quale gli Uffici regionali di Caritas e Migrantes delle Chiese di Sicilia articolano una ferma denuncia del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, ribadendo che continueranno a svolgere il proprio servizio «senza arretrare di fronte ai cambiamenti normativi».

La presa di posizione giunge all’indomani del viaggio di Papa Leone XIV a Lampedusa, isola simbolo delle frontiere del Mediterraneo, da dove il Santo Padre ha ricordato che quanti muoiono in mare «sono vittime di decisioni prese e di decisioni mancate», invitando l’Europa a respingere la cultura della paura per costruire politiche fondate sulla solidarietà e sulla dignità della persona.

Secondo i due Uffici regionali della CESi, realtà ecclesiali siciliane, il nuovo impianto normativo europeo presenta criticità rilevanti, poiché «rafforza un modello che considera la migrazione innanzitutto come una questione di sicurezza».

Come si legge nella nota diffusa dall’Ufficio stampa della CESi, il Patto amplia le procedure accelerate di frontiera, favorisce il trattenimento anche di soggetti vulnerabili e consolida l’esternalizzazione delle responsabilità verso Paesi terzi, rendendo sempre più arduo l’accesso effettivo alla protezione internazionale.