All’indomani della storica visita di Papa Leone a Lampedusa, la Chiesa siciliana riflette sul messaggio lasciato dal Pontefice in una terra da decenni crocevia di speranze e di tragedie.

A tracciare un bilancio di questi giorni così carichi di emozione e responsabilità è stato monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e presidente della Conferenza Episcopale Siciliana (Cesi).

«Il Papa è andato appena via – ha detto Antonino Raspanti – una visita intensissima, profonda perché intense e profonde sono le situazioni, le storie che qui si vivono giorno dopo giorno ormai da alcuni decenni».

La Sicilia, ha sottolineato il presule, rappresenta una vera e propria «terra limite». Su queste coste approdano da anni centinaia di migliaia di persone in fuga verso l’Europa: «Alcune ce la fanno, altre non ce la fanno, come sappiamo», ricorda con amarezza il presidente della Cesi.

Papa Leone ha voluto elogiare apertamente «la generosità, l’accoglienza, la compassione degli abitanti di Lampedusa» e di tutte le coste siciliane. Raspanti ha sottolineato come Papa Leone abbia utilizzato la figura evangelica del Buon Samaritano per descrivere chi decide di «fermarsi, di cambiare programma e di prendersi cura di quel povero malcapitato» lungo la dolorosa rotta umana che porta a Lampedusa e in Sicilia.