Un’isola celebre per le foto e l’overtourism di agosto, ma capace di sorprendere chi sceglie il ritmo lento, soprattutto a luglio. A Santorini ogni curva regala uno scorcio teatrale: lava che precipita nel blu, cupole delle chiese, case bianchissime sospese sulla caldera. Tra vigneti modellati dal vento e borghi dove il tempo ha un passo diverso, il paesaggio testimonia una delle più grandi eruzioni vulcaniche del Mediterraneo. È l’evento che ha trasformato la geografia dell’isola e il carattere della sua gente. Lontano dai percorsi più affollati, Santorini offre silenzio e autenticità. Il nome deriva da Santa Irene, dedicata dai Veneziani nel XIII secolo, ma in origine era chiamata Thera, fondata dagli Spartani. L’attuale capitale, Fira, riprende la denominazione antica. Prima dell’arrivo dei Greci, la civiltà minoica fioriva ad Akrotiri, sepolta dal cataclisma del XVII secolo a.C.: un fenomeno che secondo alcuni studiosi avrebbe generato il mito di Atlantide.
© Gustavo Marco Cipolla
Nel cuore del vulcano che ha cambiato la storia
Per capire davvero Santorini occorre partire dalla caldera. Dal vecchio porto, raggiungibile in funivia o scalinata (ben 600 gradini!), le barche conducono a Nea Kameni e Palea Kameni, nate dalla furia del vulcano. Tra i sentieri si notano suolo nero e fumarole attive, odore di zolfo, segno che il vulcano è ancora vivo e tenuto sotto costante controllo. Dalla cima si apre la vista sull’anfiteatro naturale della caldera, con i villaggi bianchi che si arrampicano sulle pareti. Poco oltre, le sorgenti sulfuree di Palea Kameni: acqua calda e arancio per effetto dei minerali geotermici. Un bagno qui è un’esperienza rigenerante, fra paesaggi modellati dalla natura primordiale.









