Dalle minacce ai fatti. Il lungo braccio di ferro tra la Commissione europea e la Biennale di Venezia sulla riapertura del padiglione russo arriva al capitolo forse decisivo: sabato 11 luglio la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen ha annunciato via social la raccomandazione ufficiale all'Eacea, l'agenzia europea per l'istruzione e la cultura, di terminare il finanziamento da 2 milioni di euro destinato all'istituzione veneziana, previsto per il triennio 2025-2028. La decisione, spiega Virkkunen, arriva dopo la valutazione delle risposte fornite dalla Fondazione: la cultura europea, finanziata dai contribuenti, deve salvaguardare valori democratici che "non sono rispettati nella Russia di oggi". Si tratta di una raccomandazione, non di un atto vincolante: l'ultima parola spetta all'Eacea, che però si era già espressa a favore del taglio.È l'epilogo di uno scontro iniziato a marzo, quando il presidente Pietrangelo Buttafuoco ha deciso di consentire la riapertura del padiglione di Mosca, chiuso dal 2022 dopo l'invasione dell'Ucraina. Contro quella scelta 22 Paesi europei avevano firmato una lettera di protesta - non l'Italia - e Bruxelles aveva contestato la compatibilità con il regime di sanzioni. Il 10 aprile l'Eacea ha avviato la procedura di revoca concedendo trenta giorni alla Fondazione; insoddisfatta dei chiarimenti, la Commissione ha inviato in tutto tre lettere, l'ultima il 12 giugno. Nel frattempo il caso ha spaccato anche il fronte italiano: il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha inviato ispettori e disertato l'inaugurazione, e il padiglione ha aperto solo nei giorni delle preview, tra le proteste delle Pussy Riot.La Biennale non arretra: rivendica di aver agito "in stretta osservanza" delle leggi vigenti e annuncia che farà valere le proprie ragioni nelle sedi competenti, lamentando peraltro di aver appreso la decisione dai social e non dalle autorità tecniche preposte.La politica si divide su assi inediti. La sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni parla di "sentenza prettamente politica" e di ricatti economici di Bruxelles; solidarietà a Buttafuoco dal governatore veneto Alberto Stefani e da Luca Zaia, mentre per il M5s Luca Pirondini è un'"intimidazione" contro l'autonomia della Biennale. Di segno opposto Carlo Calenda e la vicepresidente del Parlamento Ue Pina Picierno, per cui la decisione è "giusta"; il Pd, con Irene Manzi, addebita il taglio ai "tentennamenti" del governo. Intanto, ai Giardini, l'edizione 2026 registra un +20% di visitatori rispetto al 2024.