Dopo la morte in Trentino per encefalite da zecca di una donna morsa un mese prima dal parassita torna l'attenzione su un'infezione rara ma potenzialmente grave. Che nella stragrande maggioranza dei casi si risolve senza conseguenze o, al massimo, con un piccolo arrossamento della pelle. Ma ci sono eccezioni che ricordano quanto questo minuscolo parassita possa talvolta trasformarsi in un pericolo mortale. Anche in Italia, le zecche continuano a circolare soprattutto nelle aree montane e collinari del Nord-Est.A provocarla è il virus della Tick-Borne Encephalitis (TBE), trasmesso dalla puntura di zecche infette. A differenza della malattia di Lyme, causata da un batterio e curabile con antibiotici, contro questo virus non esiste una terapia specifica: le cure sono di supporto e, nei casi più gravi, si limitano a sostenere le funzioni vitali del paziente.
«La buona notizia è che si tratta di una malattia rara, ma non bisogna sottovalutarla», spiega Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'Ircss Ospedale Policlinico San Martino. «Nella maggior parte delle persone l'infezione decorre senza sintomi o con disturbi simili a quelli di un'influenza. In una quota ridotta di casi, però, il virus raggiunge il sistema nervoso centrale provocando meningite o encefalite, con possibili conseguenze neurologiche permanenti e, molto raramente, anche il decesso. Purtroppo non disponiamo di antivirali efficaci contro il virus della Tbe. Per questo è fondamentale riconoscere precocemente i sintomi più preoccupanti e ricoverare il paziente quando l'infezione interessa il sistema nervoso. Le cure servono a sostenere l'organismo finché il sistema immunitario non riesce a controllare il virus. La maggior parte dei pazienti guarisce, ma nei casi più gravi possono rimanere disturbi neurologici persistenti, come difficoltà di concentrazione, problemi dell'equilibrio, debolezza muscolare o tremori, che richiedono una lunga riabilitazione».











