Per un giorno Fano ha dimenticato il presente e si è riscoperta Fanum Fortunae, tra tuniche, armature, cavalli e vessilli. La XXII edizione della Fano dei Cesari si è chiusa con circa quattromila figuranti e centinaia di spettatori, nel quarantennale della prima rievocazione, nata nel 1986 da un’idea di Confesercenti e diventata uno degli appuntamenti identitari dell’estate fanese.
La festa era cominciata nel primo pomeriggio. Nei quartieri, attorno ai tradizionali carretti, porchetta, vino, birra, brindisi e musica hanno accompagnato l’attesa della sfilata. Poi la Pompa Magna ha attraversato il centro fino all’Arena del Pincio: tredici gruppi storici e le fazioni del Cinghiale, del Delfino, del Lupo e della Volpe hanno sfilato sotto l’Arco d’Augusto e lungo le Mura Augustee, fermandosi davanti alle autorità per il tradizionale omaggio dei doni.
A dominare l’Arena del Pincio c’era il grande tempio realizzato dalla Colonia Iulia Fanestris, ispirato alla Basilica di Vitruvio. Una scenografia monumentale che ha fatto da sfondo agli spettacoli e alla Corsa delle Bighe, diventando il simbolo visivo di un’edizione dedicata proprio al celebre architetto romano.
Il momento più toccante è arrivato con l’ingresso del Cinghiale. Sul carretto, accanto alla fidanzata Alice, campeggiava la fotografia di Edoardo Vispi, morto due settimane fa in un incidente stradale. Quel carro lo aveva costruito lui, lavorandoci per mesi. "Pensavamo di non esserci – hanno spiegato gli amici – ma rinunciare sarebbe stata l’ultima cosa che avrebbe voluto". Il ricordo è stato accolto dal silenzio e da un lungo applauso.









