Nazionale. 13 luglio 2026 alle 00:15

Roma.

Prima il direttore tecnico, poi il ct: Giovanni Malagò, appena eletto alla guida della Figc col compito di rilanciare il calcio italiano, lo aveva promesso. La scelta del tecnico che deve riportare la nazionale al Mondiale non può essere estemporanea - questo il senso del suo “timing” - ma va inserito in un progetto di sviluppo e rinascita complessivo. Così sabato è arrivato l’annuncio della prima scelta, anzi doppia scelta: sarà Paolo Maldini a guidare il Club Italia e la parte “tecnica” del percorso, coadiuvato da un Leonardo a lui molto gradito. Un’accoppiata che ha sorpreso ma anche colpito in positivo ex giocatori molto coinvolti per storia e affetti nell’azzurro, come Bergomi, Chiellini, Costacurta o Materazzi.

Da oggi, Malagò torna al lavoro per chiudere anche la partita dell’allenatore della nazionale, per la quale il dossier resta aperto. Conte o Mancini sono i due contendenti, ma la terza carta (coperta) resta sul tavolo del n. 1 Figc. Che sia Pioli, la suggestione Guardiola, il colpo d’ala Farioli, il “sogno” Ancelotti o Pirlo, Malagò ha chiaramente detto nei giorni scorsi che quando una scelta è così delicata e importante, oltre al piano A bisogna avere anche il piano B e il piano C. D’altra parte, nelle settimane scorse aveva più volte confidato ad amici che come ct gli sarebbe piaciuto un profilo giovane, di prospettiva (per esempio, non fosse stato già impegnato con la Fiorentina, Grosso avrebbe avuto queste caratteristiche). La tenacia con la quale Malagò ha perseguito l’obiettivo Maldini, superando supposti scetticismi e ostacoli pratici, lascia chiaramente intendere che però il piano A non è abbandonato con facilità.