Per vincere il secondo titolo di Wimbledon consecutivo Jannik Sinner ha dovuto pescare a fondo nella sua esperienza di sciatore. Non solo perché è riuscito a sconfiggere Alex Zverev in quattro set rialzandosi in piedi, in più di una occasione, dopo essere scivolato sulla perfida superficie di Church Road; attingendo appunto alla capacità di rimettersi in equilibrio dopo essere finito quasi fuori pista.

Chi vuole avere idea di come si fa si riguardi una manche a scelta di Alberto Tomba a Kranjska Gora. Ma anche perché lo sci ti costringe a restare nel tragitto, a non perdere mai contatto per quei pochi secondi di gara perché anche i danni di un errore possono essere recuperati. Ma lo slalomista Sinner ha conquistato di nuovo Wimbledon anche grazie alla capacità di leggere un percorso in campo, di sapere dove recuperare dopo che magari si è perso terreno nelle curve iniziali. Non è poca cosa.

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Si tratta per lui del quinto titolo dello Slam, quello più importante perché arriva dopo i guai di Parigi quando si sciolse per motivi misteriosi, novello Dorando Pietri, proprio in vista del traguardo. Quell’episodio fu la manifestazione di un limite, notizia eclatante per uno che pareva inossidabile. Il successo di Londra, oltre a inserirlo nel ristrettissimo gruppo di quelli che sono riusciti a conquistare i Championships più volte, lo porta a essere membro di quelli cui i limiti non fanno più paura.