Giorgia Meloni ha deciso che l’Italia sarà presente al alla riunione prevista a Washington per il prossimo 16 luglio sulla “rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra”. “A quanto si apprende, il governo, su spinta di Giorgia Meloni, sta lavorando per partecipare con una rappresentanza di livello politico, a livello di sottosegretario”, battevano le agenzie nella tarda serata di sabato. Decisione che ha innescato dure e preoccupate reazioni, da AVS che aveva già presentato un’interrogazione, a M5s, Più Europa e Pd, che parlano di “missione indecorosa” e chiedono di riferire in Parlamento.
L’ipotesi era finita al centro di un’interrogazione a prima firma Nicola Fratoianni (AVS), rivolta alla premier e al ministro degli Esteri Antonio Tajani, che chiede conto dell’invito del segretario di Stato Usa, Marco Rubio e, in caso di adesione, di riferire con urgenza al Parlamento le ragioni della partecipazione e gli obiettivi che intende perseguire. Avs domanda inoltre se corrisponda al vero che a giugno gli Stati Uniti abbiano chiesto informazioni su gruppi e associazioni della sinistra italiana e, in caso affermativo, se sia stato dato seguito alla richiesta. “Decisione molto grave: ancora una volta l’Italia sceglie di subordinarsi alla logica autoritaria di Donald Trump”, ha commentato l’altro leader di AVS, Angelo Bonelli, dopo la conferma della partecipazione dell’Italia. “L’Italia avrebbe dovuto prendere le distanze da questa iniziativa, non legittimarla con la propria presenza. La democrazia si difende garantendo la libertà di manifestare, di informare e di dissentire, non partecipando a nuove cacce alle streghe ideologiche”, continua aggiungendo che “negli Stati Uniti sono stati definiti terroristi gli studenti che protestavano in difesa della Palestina, le università, i cittadini scesi in piazza contro l’ICE e persino i giornalisti”.










