Avevano chat Telegram e WhatsApp dove inneggiavano a suprematismo e antisemitismo, ma anche tanto materiale propagandistico, armi a salve, coltelli e manganelli i tre ventenni di estrema destra che sono stati indagati dalla Procura di Milano con l'accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa commessi attraverso la rete. A loro fa riferimento il sito 'Rinascita popolare italiana', che si presenta come la vetrina online di una "organizzazione politica" di "figli della nazione" aderenti alla Terza via.

Un'organizzazione favorevole alla remigrazione, contraria a globalizzazione e consumismo, ideata con una attenzione programmatica al coinvolgimento degli studenti per contrastare "l'indottrinamento" in scuole e università. Il 9 luglio all'alba, in quella che è chiamata Operazione Militia, sono state eseguite le perquisizioni a casa dei tre: un 26enne informatico che vive in provincia di Savona, principale fautore del sito, un ventenne disoccupato di Roma e un diciannovenne di Caserta fresco di esame di maturità. Perquisizioni che hanno coinvolto Digos e polizia postale delle tre province. L'indagine - condotta dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Lombardia e diretta dalla Procura della Repubblica di Milano, con il coordinamento operativo del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica e della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione - è partita dal materiale raccolto in una precedente inchiesta della procura milanese che nel dicembre 2024 aveva coinvolto 12 ragazzi, fra i 17 e i 24 anni, per gli stessi reati.