Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al momento dei saluti, «si è ricordato di me e mi ha detto: 'Eh, il tuo figliolo ti è sempre vicinò. E io gli ho detto: 'Ma si ricorda di me?'. 'Il piccolo giapponesè, ha risposto. È stata una grande testimonianza. Vuol dire che comunque si tiene informato, vuol dire che, almeno lui, ci tiene». Lo ha detto Vincenzo Tedone, il papà di Francesco, di 17 anni, una delle 23 vittime del disastro ferroviario sulla Andria-Corato del 12 luglio 2016. Il ragazzo era tornato due giorni prima dell’incidente dal Giappone dopo un’esperienza di studio. Il presidente della Repubblica - ha detto Tedone - «ci ha dato conforto nella sua presenza».
La presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla cerimonia del decennale della strage ferroviaria avvenuta sulla tratta Andria-Corato "forse è un conforto: Io l’ho ringraziato perché comunque è un onore aver avuto il presidente della Repubblica». Lo ha detto Giuseppe Bianchino, papà di Alessandra, una delle 23 vittime del disastro ferroviario, a margine della cerimonia organizzata ad Andria. «Ci siamo salutati, io l’ho ringraziato per la sua presenza», ha dichiarato precisando che nel giorno dei funerali, dieci anni fa, non incontrò il Capo dello Stato "perché non facemmo il funerale al palazzetto dello sport ma privatamente perché Alessandra era vissuta sempre in oratorio». Sulle vicenda giudiziaria, invece, Bianchino è duro: «Ne abbiamo passate più noi che i processi piccolini». «Abbiamo cambiato aule in continuazione, abbiamo cambiato continuamente giudici - ha continuato - siamo stati sbalzati da una parte all’altra, abbiamo fatto persino le udienze in un teatro: vergognoso». «Non ci aspettiamo niente di più all’udienza del 7 ottobre in Cassazione - ha proseguito - è stato raccapricciante: un processo del genere, così pesante, così oneroso con 23 vittime e con 51 feriti e noi trattati così».










