Altri due match di Messi, con Messi. Ma che sofferenza per l’Argentina, che in superiorità numerica dalla metà della ripresa piega soltanto ai supplementari una Svizzera furibonda per l’espulsione di Embolo. La sblocca nel prolungamento un capolavoro di Julián Álvarez: destro all’incrocio dallo spigolo opposto dell’area al 112’. Il sigillo lo mette poi Lautaro Martínez, che in contropiede firma il 3-1: è la sua seconda marcatura in questa Coppa. Per il suo ultimo Mondiale, Lionel Messi completerà così il percorso fino in fondo: mercoledì ad Atlanta si capirà se il volo sarà per New York, sede della finale, o per Miami, dove si giocherà la sfida per il terzo posto. Per ora, i desideri degli argentini sono stati esauditi: tentare il bis del Qatar, rendere omaggio e “vendicare” Maradona — a cui, secondo la leggenda, proprio qui 32 anni fa fu sottratta la Coppa per una squalifica per doping — e rimettere la propria immagine davanti a quella degli inglesi, evocando Mexico ’86, la “mano de Dios” e il conflitto per le isole Malvine. Stavolta Messi non piange di gioia, ma esibisce un sorriso grande quanto lo stadio mentre sventola la maglia sotto la curva. La Selección continua a non incantare, però mostra carattere e qualità. Basterà contro l’Inghilterra? Dopo il vantaggio iniziale, infatti, si fa raggiungere. Sotto lo sguardo di Roberto Baggio, Messi disegna un angolo perfetto già al 10’. Mac Allister sceglie il tempo giusto per lo stacco, in mezzo a Sow ed Embolo che lo marcano da attaccanti, concedendogli lo spazio decisivo. È il suo primo gol al Mondiale. Parte da interno sinistro, quasi da trequarti come contro l’Egitto, lasciando il centro a Enzo Fernández, con Paredes consueta sentinella davanti alla difesa. Sbloccato il risultato, la squadra di Scaloni può impostare la gara a suo piacimento: resta corta per non concedere imbucate, palleggia per abbassare i ritmi anche agli svizzeri e cerca la profondità pure coi lanci del portiere. La Svizzera fatica a metterla in crisi; solo una volta Embolo prova a disturbare il Dibu, che rischia in uscita con i piedi ma evita il rigore. In tribuna siede l’Argentina del passato: Zanetti, Kempes, Tevez, Lavezzi, tra gli altri. Quella del presente, però, nella ripresa arretra e finisce per pagare. Si esalta per le chiusure di Lisandro Martínez e per gli interventi del Dibu su Ndoye e Xhaka, ma capitola coprendo male un triangolo a sinistra tra Rodriguez e Ndoye: 1-1. Poi l’episodio, legato anche alle nuove norme: Paredes viene ammonito per un fallo su Embolo, ma il Var coglie la simulazione dello svizzero. Decisione ribaltata: tolto il giallo all’argentino e sanzione a Embolo, già diffidato; scatta il rosso, tra rabbia e lacrime. Scaloni inserisce Nico González per Tagliafico in cerca di maggiore spinta, quindi richiama in causa anche Lautaro e prova il tridente. Il Toro finisce sul taccuino dell’arbitro per un intervento su Akanji: il duello della Pinetina trasferito a Kansas City. Mac Allister e Messi sfiorano il bersaglio, ma la Svizzera in dieci resiste, anche grazie a Kobel, che al 97’ respinge una girata di Lisandro Martínez e poco dopo dice no a Messi. Nei supplementari c’è spazio per Jashari, ma gli applausi li raccolgono Álvarez, con il suo gioiello, e Lautaro, che chiude la pratica.