In Sicilia l’artista kuwaitiana Monira Al Qadiri (1983) non c’era mai stata. È arrivata nell’ottobre scorso per la «residenza nomade» organizzata da Planeta Cultura in occasione della X edizione di Viaggio in Sicilia, curata da Valentina Bruschi e Vito Planeta (in continuità con la visione del fondatore, l’omonimo e compianto zio Vito), organizzata in collaborazione con la Fondazione Merz (tra gli eventi di Gibellina 2026 Off/Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea) e se n’è innamorata. Geologie del tempo è il titolo del progetto, frutto delle ricerche che hanno visto il suo lavoro tradursi in una lecture-performance con Flora Pitrolo nello Studiolo a Planeta Ulmo, dove è collocata Falconeri la scultura in marmo. Invece, The Soul of the Sun in the Body of the Moon, dedicata al poeta arabo-siciliano Ibn Hamdis al-Siqilli che nelle sue liriche inneggia al vino di Noto, è nella tenuta Buonivini e Wabar dal deserto arabico trova ospitalità nella terra nera alle pendici dell’Etna della storica azienda vinicola.
Fraintendimento/immaginazione è il fil rouge di Viaggio in Sicilia #10 (nella pubblicazione il viaggio di Al Qadiri è raccontato dalle fotografie di Federica Jannuzzi), consacrando la fascinazione dell’artista per la più grande isola del Mediterraneo attraverso storie remote, come quella degli elefanti nani (tra cui il Palaeoloxodon falconeri) vissuti durante il Pleistocene. «Quando i Greci arrivarono in Sicilia trovarono le loro ossa nelle grotte, dove questi animali erano soliti rifugiarsi per morire. Non riuscivano a capire a chi potessero appartenere quei bellissimi teschi poiché non avevano mai visto prima un elefante. La leggenda dice che immaginarono che fossero mostri con un solo occhio – la cavità dove si trova la proboscide – e crearono il mito dei ciclopi», spiega l’artista che per la prima volta ha usato il marmo di Carrara per la scultura Falconeri. «Il marmo fa pensare a un materiale antico ma la mia opera è stata realizzata in ambito high-tech, digitalizzando un modello 3D, tagliato dal robot in tre settimane»







