Perché in Italia i festival letterari sono diventati così tanti? Sono davvero troppi? Per quale motivo si rinnova ogni anno l'appuntamento con i lettori? Quali opportunità e quali problemi? Quali scenari? Per dare una risposta a questa domanda il Festival SetteSere SettePiazze SetteLibri di Perdasdefogu ha chiamato a raccolta direttori artistici dei festival di mezza Italia.

Qui Urbino

Lella Mazzoli, del festival del giornalismo culturale di Urbino, ha subito chiarito il concetto base: «Quanta lagna su questi festival sembra che rubiamo l’aria al mondo. È fuor di dubbio che sono fonti economiche per accoglienza e che la loro organizzazione crea in generale un indotto nei centri che lo ospitano ma dobbiamo guardare oltre». L’obiettivo è creare lettori consapevoli, risvegliare coscienze. Chi legge apre gli occhi, non subisce la realtà.

«Quel che più conta – ha proseguito Mazzoli - è la creazione di cultura con la A maiuscola. Se torno a casa con una parola nuova o memorizzando un autore nuovo o una opera nuova ho già raggiunto un obiettivo seppur minimo».

Mazzoli ha evidenziato tra gli altri fattori di rilievo la relazione che si crea fra autori e fra il pubblico, la promozione delle città che accolgono i festival, non sempre note o geograficamente importanti. Lo sguardo vola al futuro. «Tra le cose da mettere in agenda l’impegno sugli eventi formativi. Infatti le ricerche mettono in evidenza come nelle piccole città dove ci sono manifestazioni librarie e culturali i ragazzi leggono di più».