Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiGiugno 2026 è stato il mese più caldo mai registrato in Europa occidentale da quando esistono le statistiche. Ed è stato il secondo più torrido a livello mondiale. Lo rivelano i dati diffusi il 9 luglio 2026 dal Servizio Ue Copernicus per il cambiamento climatico e dal Centro europeo per le previsioni meteo a medio termine (Ecmwf).
Le temperature hanno superato la media dell’era preindustriale di 1,39 ° C. Non solo. Ai picchi nei termometri sulla terraferma hanno corrisposto temperature record in mare: anche qui, le più elevate mai registrate in acque superficiali. La conseguenza? Gli oceani si scaldano e gli eventi catastrofici si moltiplicano. Tutto ciò mette a rischio infrastrutture, persone, ecosistemi. Traumi che abbiamo vissuto in Italia con alluvioni, fasi di siccità che accendono incendi, bombe d’acqua, esondazioni. Ma la calura rosola anche le aree interne continentali. A fine giugno i paesi dell’Europa centrale hanno subito una canicola così intensa da infrangere i record assoluti di temperatura registrati in Germania e Repubblica Ceca. Nel quadrante una prima potente ondata di calore aveva colpito già a maggio. A inizio luglio, è piombata la terza. Fin qui i fatti. Ma il clima è anche un fatto soggettivo. Ciascuno di noi percepisce l’afa in modo differente. Così, mentre la Mitteleuropa a inizio mese boccheggiava, io vivevo tre giorni di riposo a Vienna. La capitale austriaca è meravigliosa: ricca d’arte, cultura, architettura. Di più: è pulita, ordinata, animata da una gioventù bella e libera. Nelle strade i concetti di rispetto e senso civico non sono auspici: si toccano con mano. Eppure, l’antico epicentro degli Asburgo ha un terribile difetto, destinato a renderla invivibile in estate: il suo centro storico è senza alberi, orfano di verde. In buona sostanza, l’Innere Stadt, il primo distretto, è un colossale, artistico, puzzle barocco di cemento, che riesce a respirare solo nei parchi posti ai margini dell’urbe. Idem, i quartieri confinanti. Le prime tracce di verde si trovano lungo il Danubio, oltre la vecchia cinta muraria, ma la capitale austriaca non gode di brezza marina e si racconta come un modello di contrasto alle emissioni. Dunque, è un buon benchmark. La diffusione capillare delle ciclabili ha decongestionato il traffico, ma ha sottratto spazio al verde. Piste, strade e case sono diventate colossali stufe che liberano calore nella notte.













