di
Edoardo De Biasi
Crescono di oltre il 10% l’anno, sono il cuore e le casseforti di imperi o ex imperi. Milano e il Veneto sono le piazze più affollate. Il Fedesa Sam della famiglia Ferrero è il più capitalizzato d’Europa e settimo al mondo
«La ricchezza dei poveri è rappresentata dai loro figli, quella dei ricchi dai loro genitori». Oggi la battuta di Massimo Troisi andrebbe forse aggiustata, ma non più di tanto. Anche se oggi la maggior parte delle famiglie «ricche» affida ormai il suo patrimonio a un Family office. Ma cos’è questo strumento? Occorre premettere che è un fenomeno piuttosto recente in Italia. A giugno dell’anno scorso, l’Osservatorio del Politecnico di Milano ha censito oltre 240 strutture, con una crescita del 10,4% rispetto all’anno precedente. È questo il sesto anno consecutivo di espansione, al traino delle famiglie imprenditoriali del Nord. La ricchezza complessiva gestita supera i 200 miliardi. La maggior parte sono in Lombardia e sono così suddivisi: oltre 100 sono Single Family office caratterizzati dalla circostanza che c’è un’unica famiglia controllante e destinataria dei servizi. Poi ci sono i Multi family office; infine, quelli di origine bancaria (Mps, Pictet o J.P. Morgan, hanno sviluppato strutture interne) che si distinguono per l’alto livello di professionalizzazione. Per quanto riguarda la forma societaria la maggior parte è costituita da società a responsabilità limitata; seguono le spa e, infine, altre forme giuridiche.








