Io voglio sfasciare a Bari... organizziamoci... Stiamo nelle case nostre, abbiamo il metronotte dentro... Saremo una trentina di persone a lavorare, mettiamo 2-3mila euro a testa»: volevano colpire in grande Biagio Barraso e i suoi complici cerignolani, fermi per mesi dopo l’assalto del 6 novembre 2024 a un portavalori nei pressi di Toritto. Volevano far saltare il caveau della Battistolli, nella zona industriale di Santa Caterina, probabilmente grazie all’aiuto di un referente all’interno. E altri colpi erano in programma anche a Brindisi e a Milano. Perché quella sgominata ieri dai carabinieri di Bari era una banda, dedita agli assalti ai portavalori, organizzata in maniera imprenditoriale e militare insieme. «Un brand nazionale super affidabile» l’ha definito il procuratore aggiunto della Dda Giuseppe Gatti, che insieme a Francesco Giannella ha coordinato le indagini dei pm Luciana Silvestris e Giovanni Calamita.

Sette gli arresti (Riccardo Acquaviva, Attila Cosimo Cirulli, Riccardo Magno, Pasquale Pazienza, Pasquale Sciusco e Giovanni Terlizzi) per associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso, nove indagati, tra cui l’ex sindaco di Cerignola Antonio Giannatempo, medico in pensione, alle ultime regionali aspirante consigliere per Fratelli d’Italia, accusato di favoreggiamento. Secondo la Procura, avrebbe facilitato Barraso («grande amico» del figlio Giovanni, a detta della moglie di quest’ultimo) nell’incontro con i parenti mentre era ricoverato all’ospedale di Cerignola e li avrebbe avvisati della possibilità che i carabinieri avessero installato microspie: «Digli di parlare poco. Tutt’al più le scrivessero le cose. Portassero penna e un foglio».