Un’organizzazione criminale strutturata come un gruppo “paramilitare”, capace di pianificare assalti ai portavalori con kalashnikov, esplosivi e mezzi incendiati per bloccare le vie di fuga. È il quadro ricostruito dalla Dda di Bari e dai carabinieri del Comando provinciale, che hanno eseguito sette misure cautelari nei confronti di altrettanti uomini di Cerignola, in provincia di Foggia, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere aggravata, rapina aggravata dal metodo mafioso e altri reati contro il patrimonio. L’inchiesta coinvolge complessivamente sedici persone: sette sono finite in carcere, mentre altre nove risultano indagate a piede libero. Tra queste compare anche l’ex sindaco di Cerignola Antonio Giannatempo, ginecologo in pensione, accusato di favoreggiamento.
Secondo gli investigatori, il gruppo rappresentava una delle articolazioni più pericolose della criminalità organizzata cerignolana, da tempo considerata un punto di riferimento nazionale per gli assalti ai blindati portavalori. Nell’ordinanza si parla di un’organizzazione caratterizzata da una “ferocia spregiudicata“, capace di reclutare un elevato numero di uomini, procurarsi armi da guerra, esplosivi e mezzi rubati per mettere a segno colpi pianificati nei minimi dettagli.









