I cancelli della «La Sonrisa» resteranno chiusi, la Cassazione dice no alla revisione del processo. Per il celebre grand hotel di Sant’Antonio Abate, diventato un fenomeno di costume grazie allo show televisivo «Il Castello delle Cerimonie», le speranze di una riapertura svaniscono quasi definitivamente dopo la decisione della Quarta Sezione della Corte di Cassazione che ha rigettato il ricorso presentato dalla famiglia Polese. La stagione di matrimoni e feste si era interrotta già il 15 giugno scorso in seguito al via libera del Consiglio di Stato alla revoca delle licenze da parte del Comune, ormai formalmente proprietario del bene dopo la sentenza definitiva del 2024 che aveva decretato la confisca per lottizzazione abusiva, una vicenda giudiziaria nata da un'inchiesta della Procura chiusa nel lontano 2011.

Castello delle Cerimonie, i lavoratori in piazza a Napoli: ricevuti dal prefetto Michele di BariLa difesa Il verdetto degli ermellini è arrivato al termine di una lunghissima camera di consiglio, lasciando profonda amarezza nel collegio difensivo composto dagli avvocati Dario Vannetiello, Veronica Paturzo, Andrea Castaldo e Stefano Montone che evidenziano invece il parere favorevole incassato della stessa Procura Generale. «Le ragioni giuridiche formulate dal collegio difensivo erano indubbiamente consistenti, avendo addirittura convinto il Procuratore Generale della Cassazione a chiedere l’annullamento della sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Roma», spiegano i legali della famiglia Polese. La difesa puntava su sette nuove prove, tra cui consulenze urbanistiche e geologiche, per dimostrare che le opere edilizie non avessero alterato il territorio e che il reato fosse in realtà già prescritto prima del rinvio a giudizio. «La Procura Generale, insieme ai difensori dei Polese, aveva chiesto alla Suprema Corte di disporre un nuovo giudizio presso la Corte d’Appello di Roma, non essendo state valutate numerosissime prove nuove introdotte di recente dalla difesa al fine di dimostrare l’insussistenza del reato di lottizzazione abusiva che ha portato alla confisca del Castello», continuano gli avvocati. I legali ricordano inoltre come anche nei precedenti passaggi l'approccio tecnico della difesa fosse stato ritenuto valido dagli stessi organi inquirenti: «Anche nel giudizio di merito le ragioni indicate dalla difesa avevano convinto il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Roma, il quale aveva chiesto di conferire una duplice perizia al fine di verificare sia la data di ultimazione delle opere, per accertare se il reato fosse prescritto, sia la reale consumazione del reato di lottizzazione abusiva». La tensione La lunghissima battaglia legale, tuttavia, non si ferma qui. A breve la Cassazione si pronuncerà su un ulteriore ricorso per revisione basato sulla presunta falsità di una prova. Inoltre, è già pendente un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) per verificare una possibile violazione dei diritti dei Polese. Sul fronte amministrativo, invece, si attende il prossimo novembre, quando i giudici entreranno nel merito della revoca definitiva delle licenze commerciali. Nel frattempo, a Sant'Antonio Abate la tensione sociale resta altissima. La chiusura all'inizio della stagione estiva ha lasciato senza lavoro oltre cento dipendenti diretti, oltre a tutto l'indotto di chef, maestranze, fotografi e fornitori che avevano manifestato in strada lo scorso 24 giugno. Le cerimonie in programma sono state dirottate d'urgenza altrove e il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha già avviato un tavolo istituzionale per gestire la crisi.