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Paolo Condò

Una canta a squarciagola Wonderwall assieme ai tifosi, l’altra aspetta che il capitano Odegaard (o anche Haaland) percuota il tamburo per mimare la vogata vichinga

La partita di stasera fra Inghilterra e Norvegia è l’evento più pop di questo Mondiale. Un match fra due stati di grazia, riassunti bene dalla comunione con la gente raggiunta da due nazionali forti e coraggiose: una canta a squarciagola Wonderwall assieme ai tifosi appena Harry Kane dà il via libera («go celebrate with the fans»), l’altra aspetta che il capitano Odegaard (o anche Haaland) percuota il tamburo per mimare la vogata vichinga, e migliaia di norvegesi scatenati li accompagnano dalla curva, e milioni si accodano davanti alla tv dalle strade di Oslo ai ponti delle Lofoten gridando «ro», voga in norvegese.

Riti collettivi allegri e orgogliosi, scelti con sapienza perché la canzone più celebre degli Oasis racconta di una nuova opportunità per raggiungere il proprio sogno — e cos’altro è un Mondiale per chi ha inventato il gioco ma non festeggia dal ‘66? — e omaggia chi ci sostiene nei momenti difficili, e qui le metafore possibili sono infinite. L’Inghilterra arriva al quarto di Miami provenendo da una rimonta crepuscolare sul Congo e dal regolamento di conti con la sua casa delle streghe, lo stadio Azteca. Dalla doppietta di Kane a quella di Bellingham, i muri delle meraviglie ai quali appoggiarsi non le mancano. E diciamolo, con la musica che producono — Wonderwall è un capolavoro — agli inglesi piace vincere facile.